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Alba o tramonto?

Negli anni che abbiamo davanti, la produzione alimentare agricola potrebbe dover affrontare una potenziale crisi a causa della convergenza di diversi elementi che possono essere ricondotti a tre principali fattori scatenanti: i cambiamenti climatici, il commercio internazionale e le migrazioni umane.

Il cambiamento climatico è di certo la componente più nota al grande pubblico. Questa dizione in realtà indica un complesso di elementi che include quelli fisici, come l’aumento delle temperature medie, inverni progressivamente più caldi, un più basso livello di precipitazioni, il cambiamento nel regime delle precipitazioni, ecc., e elementi biologici, tra cui, la diffusione di nuovi parassiti e agenti patogeni, nonché di malerbe, la mancanza di adattamento delle culture tradizionali alle nuove condizioni ambientali, i cambiamenti nel ciclo di vita degli insetti impollinatori, ecc.
L'impatto dei cambiamenti climatici è particolarmente forte in alcune regioni del mondo e la regione Mediterranea è una di queste. L'Italia, per via della sua posizione al centro del bacino del Mediterraneo, è particolarmente esposta ai cambiamenti climatici. Negli ultimi anni si sono accumulate crescenti evidenze che anche un solo grado di variazione della temperatura dell'acqua dei mari che formano il Mediterraneo può influenzare fortemente il livello e il regime delle precipitazioni nelle principali aree agricole della penisola.

Il commercio internazionale è un secondo fattore, che è meno immediatamente evidente a un pubblico non specialista. Infatti, i principali prodotti agricoli come il mais, il grano o il riso sono diventati vere e proprie materie prime e scambiati con le stesse regole del commercio di ferro o petrolio. Questo genera un grave problema sull’andamento dei prezzi delle principali fonti di cibo, e, come la "crisi del 2008" ha dimostrato, può anche essere in grado di dare origine a cambiamenti sociali radicali. Oltre a politiche nazionali volte a costituire scorte per contenere le fluttuazioni dei prezzi delle colture principali, vi è la necessità di adeguare le produzioni, sia in termini di quantità che di qualità, alla crescente domanda di una popolazione mondiale in continua espansione e ai cambiamenti nelle abitudini alimentari delle popolazioni che vivono nelle cosiddette "nuove economie". Tanto per fare un esempio, 300 milioni di cinesi hanno un tenore di vita simile a quello dei Paesi europei e conseguentemente, cercano prodotti della stessa qualità. È come se d’improvviso la popolazione europea fosse raddoppiata.
Un'altra sfida derivante dal commercio internazionale è il rischio di diffusione di malattie delle piante e persino la generazione di pandemie. Un esempio potrebbe essere il caso recente di Xilella fastidiosa che sta diffondendosi negli oliveti del Sud Italia: questo patogeno da quarantena è forse stato importato dalle Americhe attraverso le piante ornamentali asintomatiche. Potremmo dire che questo caso è il paradigma perfetto di questo tipo di rischio.

Le migrazioni umane, infine, sono raramente percepite come fattori di cambiamento agricolo, anche se la storia dimostra esattamente il contrario. La stessa agricoltura si diffuse al mondo attraverso le migrazioni umane nel neolitico. E con le migrazioni umane non si diffondono solo buone pratiche, ma anche i semi e la cultura associata a quelle pratiche e quei semi.
Le migrazioni umane massive sono generalmente attivate dalla povertà o da eventi drammatici come guerre o carestie. Ciò che nei giorni nostri sta accadendo nel Mediterraneo è solo la reiterazione di ciò che è accaduto molte volte nel Mare Nostro fin dai tempi preistorici. Un chiaro esempio di questo “ricorso storico” è la "invasione" pacifica degli Arbereshe in Italia nel corso del 15 ° secolo sotto la spinta dell’avanzata degli Ottomani nei Balcani. Il risultato delle attuali migrazioni è la necessità di mettere a disposizione delle popolazioni che si spostano alimenti che sono parte della loro tradizione. A titolo di esempio, è ora possibile trovare in Italia campi in cui si coltivano  specie che erano del tutto sconosciute agli italiani solo dieci anni fa. Dioscorea, Luffa, Abelmoschus sono nuove specie sempre più facilmente reperibili nei mercati delle principali città italiane come Firenze, Roma e Palermo dove la presenza di immigrati è particolarmente forte. L’evento #MercatiErranti, organizzato dal CNR durante EXPO 2015, lo ha ampiamente dimostrato.

Ai nostri giorni, tutti questi fattori agiscono simultaneamente nel Mediterraneo. Per questa ragione potremmo dover nell’immediato futuro affrontare una profonda crisi del sistema di produzione agro-alimentare. Ma la parola “crisi” ha nelle sue radici etimologiche il seme di “opportunità”. Se le popolazioni del Mediterraneo saranno in grado di trarre vantaggio da questo momento, che implica una rottura con il passato, potrebbero sperimentare una trasformazione simile a quella rivoluzione neolitica che ha cambiato i cacciatori-raccoglitori in agricoltori e allevatori.
Per trarre il massimo vantaggio da questa opportunità, è necessario comprendere il potenziale presente nella biodiversità agricola, che comprende sia la diversità genetica all'interno di una specie che la diversificazione delle specie. Entrambi questi elementi di agro-biodiversità costituiscono una grande ricchezza a disposizione per le popolazioni del Mediterraneo, a condizione che essi siano consapevoli di questa potenzialità. Per questo motivo è obbligatorio per esplorare e descrivere questa diversità, mentre allo stesso tempo diffondere la conoscenza che la riguarda a studiosi, esperti, decisori politici e stakeholder in generale.

Apparentemente questa posizione contrasta con l’opinione generale che sia la “tradizione” la via da perseguire per contrastare i danni della modernità. In realtà la tradizione da sola non basta, anche se può essere la base di partenza per un’innovazione. Innovare non significa dimenticare il passato, ma partire da quello per fare qualcosa di nuovo. La stessa Enciclopedia Treccani (www.treccani.it) alla voce “Tradizione” fra le altre cose recita: “L'innovazione si definisce come 'modo nuovo' di fare qualcosa, contrapposto a un 'modo tradizionale'. Innovare vuol dire uscire dai binari della tradizione, fare qualcosa che risulta imprevedibile sulla semplice base dell'estrapolazione delle tendenze che si sono verificate nel passato. L'innovazione presuppone la tradizione: un'azione, un artefatto, un'idea sono innovativi sempre e soltanto in relazione a qualcosa di tradizionale; senza tradizione non vi sarebbe neppure innovazione”.
Nessuna contrapposizione, quindi. Non dobbiamo temere l’innovazione, perché, come dice qualcuno, “La tradizione è un’innovazione che ha avuto successo”.


Foto d'apertura © Domenico Pignone 2016


“Donna, hai detto parole davvero offensive. Chi potrebbe altrove portare quel letto? Arduo sarebbe anche a un esperto dell’arte, se un dio non venga a spostarlo, a metterlo altrove agevolmente”

Con queste parole Odysseo risponde a Penelope che ha invitato l’anziana Euriclea a portare fuori il letto nuziale, affinché l’eroe possa riposare. Infatti, Odysseo sa che il talamo nuziale è stato predisposto sul ceppo ben radicato in terra di un ulivo secolare attorno al quale è stata poi elevata una stanza di pietra e il tutto coperto con un adeguato tetto. Lo sa perché lui ha tagliato quell’olivo rigoglioso e frondoso, lui ha tirato le cinghie che formano il letto, solo lui sa esattamente queste cose. Solo lui e Penelope, che con questo tranello mette alla prova l’identità dello sposo.

L’olivo è una delle piante di più antica domesticazione. Probabilmente fu apprezzato prima come pianta tecnica, per le caratteristiche uniche del suo legno e poi come pianta cosmetica, prima ancora che alimentare. Cosmetica non solo per le donne che usavano l’olio per curare i capelli e il viso, ma anche per gli atleti. I greci gareggiavano nudi ai giochi olimpici, dopo aver unto il corpo per renderlo lucido; gli atleti e i gladiatori romani si ungevano e recuperavano con lo strix quell’umore misto di olio, sudore, polvere e altro che le matrone pagavano “profumatamente” in quanto gli attribuivano (forse non a torto) proprietà afrodisiache.

In realtà l’olivo non è una specie vera nel senso botanico del termine, ma piuttosto una “specie agraria” un cultigen, ossia una pianta che si è evoluta non per forze naturali ma per la selezione operata dall’uomo. Il nome scientifico, Olea europaea, comprende sia le varietà coltivate che le varietà selvatiche. Quella da cui l’olivo deriva è la var. sylvestris, varietà botanica, per altri sottospecie, nota anche come oleastro o olivastro e presente anche in Italia. A questa si associano altre varietà selvatiche fra cui la var. cerasiformis, la var. laperrinei, la var. cuspidata, ecc. Quindi, il nome formale, completo e scientifico dell’olivo è Olea europaea var. europaea. La pianta era pan-mediterranea ma probabilmente quella da cui poi è nato l’olivo veniva, come il grano, l’orzo, i ceci e tante altre piante mediterranee, dal Medio Oriente, da quella Mezzaluna Fertile che ha dato origine alle civiltà Mediterranee.

Pianta amata dal Dio degli Ebrei (che poi è lo stesso di Cristiani e Mussulmani, anche se qualcuno se lo dimentica), il quale per far capire a quel testa dura di Noè che non ce l’ha più su con gli uomini (o meglio solo con la famiglia di Noè, visto che tutti gli altri erano annegati) fa portare dalla colomba un rametto di olivo.

Oggi la pianta è fondamentalmente alimentare, anche se gli usi cosmetici sono ancora molto diffusi. L’olio di oliva ha proprietà nutrizionali e salutistiche eccellenti, anche se una certa “agiografia naturofila” fa sembrare l’olio di oliva ancora più miracoloso dell’acqua di Lourdes. E dopo una fase di anni in cui l’olio di oliva era considerato un retaggio della più retriva civiltà contadina (mentre le persone “civili” si nutrivano di oli di semi vari o di mais) oggi si assiste a decine di iniziative di valorizzazione di questo prodotto. Da elemento essenziale della Dieta Mediterranea, da prodotto di massa in competizione per il basso prezzo coi prodotti Spagnoli e Greci, oggi l’olio di oliva sta subendo una mutazione genetica. Si è scoperto (era ora, direi io) che le diverse varietà di olivo sviluppano oli con caratteristiche diverse e che queste caratteristiche (toh, guarda un po’) sono fortemente influenzate dall’ambiente. Nasce così l’esigenza di avere non solo oli provvisti di DOP ma anche ben distinti in base alla varietà di origine. Nasce e si afferma la cultura degli oli monovarietali, una cultura che si affianca e percorre le stesse tracce della cultura del vino. Insomma, olio e vino, dopo essere stati i “compagni” che hanno caratterizzato l’espansione greca nella Magna Grecia e la cultura della Roma Imperiale, tornano a viaggiare su strade parallele e (come avrebbe detto uno storico senatore Italiano, tifosissimo della Roma) convergenti.

Cosa aspettarci per il domani? Qualcosa di simile all’uvaggio per i vini. Abili assaggiatori d’olio (possiamo chiamarli sommelier?) creeranno seducenti miscele di oli con specifiche origine genetiche e geografiche, battezzate con nomi allusivi e accattivanti, che sprigioneranno segnali olfattivi, visivi e gustativi tali da farci dire con un fare un poco snob: “sull’ovata alla bvace non metto mai un olio di Covatina pvodotto nella Muvgia novd Bavese”. E nasceranno centinaia di “esperti” pronti a decantare le lodi di questo o quell’olio specifico, salvo poi esporsi ai lazzi degli amici goliardi e buontemponi.

Ad “oliora”!

Credits
Front image: Nocellara del Belice in Sicily - Italy. 12 October 2009, photo by Hans Suter
(licenza Creative Commons)
Expo 2015: Lessons learned
24th - 25th November, DiSBA Annual Conference

The CNRxEXPO Project
Francesco Loreto: DiSBA / CNR Director
Rosanna Mabilia: DiSBA / CNR
Gianbattista Brignone: URP / CNR Director
Maria Vittoria Ponzanelli, Digital PR CNRxEXPO

M.V. Ponzanelli, The CNRxEXPO Project: CNRxEXPO Social Media Strategy,
"Expo 2015: Lessons learned", DiSBA annual conference, Milan, 24th - 25th november 2015.

CNR for EXPO social media strategy was focused on online engagement, in order to increase the presence of the National Council of Research of Italy on internet, to create a community of readers interested in research topics.

Engagement, you know, is the ability to hold the attention of an individual / or to induce an individual to participate in some sort of activity.

I read on the web an appropriate description of online engagement: is “the gravity that holds an audience in orbit around a brand”. This description clearly explain what happens.

Starting from the official site CNRxEXPO, we set up a satellite blog CNR Expo Lab, designed as something easy-to-use, to allow the researchers to manage independently the publication of promotional articles for their events; in order to valorize the scientific contents and offer to the readers new tools of understanding.

Above all, a blog where it was possible to take advantage of SEO optimization techniques, in order to produce the greater spread as possible of the topics of the National Council of Research of Italy events in Expo, on internet and in the media.

At the same time with the blog, we created 30 twitter accounts specific for each event; in some cases managed by the same researchers.

These accounts were interconnected with the two principals twitter accounts (@cnrxexpo and @cnrexpolab) which were the hub of CNR for Expo news dissemination on Social Media.

30 twitter accounts means: 30 voices, 30 scientific topics and 30 hashtags – that worked together to disseminate information about the events in Expo, and built a network of readers interested in science.




As well as #VivaioRicerca, the hashtag created by the Italian Pavilion to index on internet the scientific partnership with the National Research Council of Italy, there were added 30 hashtags more specific for each events.

In some cases, the results have been surprising: because it's through the use of hashtags that is possible to observe and monitoring the readers engagement, during a conference and after on the web.

Internet offers a large number of free tools to disseminate information. Social Media is just the tip of the iceberg, of a communication system based on the exponential multiplication of data.

That's why the communication strategy of CNR for EXPO on Social Media bet on twitter.
Because twitter, more than any other social media, allows unfiltered dissemination of information from the news to the reader, who is at the same time the producer and the consumer of the information.


Communication Strategy Team

Roberto Reali, DiSBA – CNR
Lorenzo Amato, CNR – IMAA
Maria Vittoria Ponzanelli, Digital PR CNRxEXPO

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Credits: #graphmention by CNR DISIT unifi

Il 18 luglio a Expo Milano 2015 nell'auditorium di Palazzo Italia si è svolto un incontro dedicato al #consumodisuolo: Il consumo di suolo: strumenti per un dialogo.

La tavola rotonda organizzata dall'Istituto IBIMET-CNR in collaborazione con ISAFOM-CNR, ha riunito per una discussione, tra diversi esperti di settore, istituzioni e rappresentanze della società civile e della politica.

Il Consiglio Nazionale delle Ricerche in questo evento si è messo in ascolto. Ascolto necessario per meglio comprendere le problematiche e poter costruire gli strumenti più adatti ad interpretare il mondo, per fornire elementi di consapevolezza al Paese, allo scopo di dare vita ad un sistema di partecipazione che rappresenta il valore della democrazia.

Mettiamo a disposizione dei nostri lettori i contributi emersi dall'evento, per innescare una discussione consapevole su un tema di grande attualità dettata anche dalla ripresa del dibattito parlamentare.



Segui su twitter: @CNRconsumosuolo
Hashtag: #consumosuolo #consumodisuolo


INDICE

Introduzione
Teodoro Georgiadis, IBIMET CNR
Consumo di suolo e perdita di funzioni: come si valuta e con quali strumenti?
Angelo Basile, ISAFOM CNR
Le ragioni storiche del consumo - analisi dei perché della differenziazione del consumo di suolo in Italia
Franco Salvatori, Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”
Paesaggio ed economia: il senso del luogo e l’analisi dei costi nei processi progettuali
Letizia Cremonini, architetto
La qualità della vita urbana: prove tecniche di teorie e tecniche di rinascimento della città
Donatella Diolaiti, Università degli Studi di Ferrara
Le dinamiche strutturali del consumo di suolo e le nostre responsabilità
Paolo Pileri, DAStU – Politecnico di Milano
Stop al Consumo di Suolo: 9 proposte
Samuele Segoni, Onorevole, geologo
Strumenti di dialogo su temi ambientali e non: il grande potenziale dei dati geografii liberi e partecipativi di OpenstreetMap
Alessio Biancalana e Stefano Sabatini, Comunita OpenstreetMap Italiana
Aspetti climatici urbani del Consumo di Suolo
Marco Morabito, IBIMET CNR
Porre un freno al consumo di suolo
Michele Munafò, ISPRA
Su come i pedologi debbano tornare attori primari nella salvaguardia della risorsa suolo
Il Gruppo Suolo Europa, Forum Salviamo il Paesaggio e Difendiamo i Territori
Consumo del suolo e agricoltura: appunti per una nuova prospettiva
Daniele Vergari, Accademia dei Georgofili - Associazione Giovan Battista Landeschi
Il difficile percorso di una legge nazionale per la difesa del suolo
Claudio Arbib, Federico Sandrone
Un dialogo costruito anche grazie a Twitter
Valentina Grasso IBIMET CNR, Consorzio LaMMA , Alfonso Crisci IBIMET CNR, Alice Cavaliere, Simone Menabeni, Paolo Nesi DiSiT Lab, Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione, Università di Firenze
 
Il 24 e il 25 novembre a Milano, nella sede del CNR in via Alfonso Corti 12, si svolgerà la conferenza annuale del Dispartimento di Scienze Bio-Agroalimentari - DiSBA.

Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita il tema che ha caratterizzato l’Esposizione Universale 2015 e il fil rouge che ha unito insieme tutti gli eventi organizzati dal CNR, sia all’interno che all’esterno del Sito Espositivo, è stata l'occasione per riflettere su differenti tematiche che evidenziano le contraddizioni del nostro vivere: la scarsità di cibo, acqua, suolo ed energia, la malnutrizione di larghe fette della popolazione, lo spreco di risorse, per citare solo alcuni dei temi trattati.

Il Consiglio Nazionale delle Ricerche, consulente scientifico di Padiglione Italia, ha contribuito alla realizzazione di un gran numero di iniziative a Palazzo Italia, all’interno di EXPO e fuori-EXPO; tra le collaborazioni più importanti la collaborazion tra CNR/Regione Lombardia e Unioncamere Lombardia ha portato alla realizzazione del Progetto “Spazi Espositivi”.


Il programma interdipartimentale CNRxEXPO, coordinato dal DiSBA, ha messo a sistema la rete di competenze scientifiche e tecnologiche che fanno riferimento al CNR su problemi e sfide del settore bio-agroalimentare. Gli eventi hanno avuto il merito di affrontare i problemi con spirito costruttivo, alla ricerca di soluzioni efficaci e sostenibili.

A conclusione di EXPO, il Dipartimento di Scienze Bio-Agroalimentari, in collaborazione con Regione Lombardia e Unionecamere Lombardia, ritiene opportuno organizzare la sua annuale conferenza come un momento di riflessione sugli insegnamenti offerti dall’esposizione universale e sulle opportunità per la ricerca nel settore bio-agroalimentare di contribuire alla risoluzione dei principali problemi sociali e allo sviluppo sostenibile.

Il 24 novembre si terrà anche una cena sociale, luogo da denifire. Chi fosse interessato può comunicare la propria adesione entro il 18 novembre 2015.

La partecipazione alla conferenza e l'adesione alla cena sociale dovranno essere inviate per email alla dott.ssa Federica Tenaglia - federica.tenaglia@cnr.it, tel. 06.4993.7841.


Seguici su twitter: @cnrxexpo - @cnrexpolab 
Hashtag: #cnrxexpo #nonfiniscequi


Chi per primo ha pensato che si potesse utilizzare la biodiversità proveniente da ambienti diversi dal proprio?
Se ci limitiamo a un approccio scientifico e moderno la maggior parte della gente direbbe Nikolaj Vavilov (1897 – 1943), lo scienziato russo che possiamo considerare il padre dell’agro-biodiversità e “inventore” delle banche dei semi.
Qualcuno però ricorderà che gli inglesi già nel XVIII secolo avevano avviato un programma di utilizzazione della biodiversità trovata nelle colonie. Il film “Gli ammutinati del Bounty” del 1962 racconta la storia del viaggio dell’HMS Bounty che nel 1789 portava piante dell’albero del pane in Inghilterra, con l’intento di provare a svilupparne la coltivazione in patria. Il capitano William Bligh emise strette regole per l’uso dell’acqua, preferendo usarla per le piante a costo di assetare l’equipaggio. Il suo secondo, Fletcher Christian, in quel film interpretato da un giovane Marlon Brando, capeggiò un ammutinamento contro quell’inumano comportamento e le piante non giunsero mai in Inghilterra.
Ma quasi nessuno sa che la prima spedizione organizzata per raccogliere biodiversità aliena, ovvero non nativa del proprio territorio, fu quella messa in atto circa 35 secoli or sono dalla regina egiziana Hatshepsut (ca. 1507 a.C – ca. 1458 a.C.). Una flotta di 5 navi lunghe 70 piedi (circa 25 metri) si diresse a Punt, località attualmente sconosciuta e da molti ritenuta essere sulla costa somala, e da altri sulle coste dell’attuale Oman. La spedizione riportò molti tesori fra cui alberi d'incenso che vennero piantati in possedimenti della regina. Gli alberi non attecchirono, ma la storia, raccontata dai rilievi del tempio funerario di Deir el-Bahari, ci dice che il tentativo di usare biodiversità “esotica” era un concetto già formulato e maturo allora.


Gli egizi usavano l’incenso, la preziosa resina essudata dal tronco dell’albero Boswellia sacra,  nella preparazione dei corpi dei defunti, forse per le sue proprietà antisettiche. Ma l’uso davvero religioso di questa resina si deve agli Ebrei. L‘offerta dell'incenso faceva parte della liturgia ebraica sacerdotale in essere presso il Tempio di Gerusalemme. Si ritiene che oltre all’offerta aromatica, il fumo che sale verso l’alto possa essere stato preso a simbolo dell’ascesa della preghiera verso il cielo, veicolo quindi delle preghiere al Signore. Insomma, una specie di taxi per preghiere.
Questa usanza è poi stata mutuata nelle religioni cristiane e nella liturgia cattolica in particolare. Chi ha avuto occasione di viaggiare a Santiago de Compostela ha forse assistito al rito del Botafumeiro, l’incensiere gigante del peso di circa un quintale che pendola dal soffitto della cattedrale a sfiorare le teste dei fedeli mentre viene fatto oscillare dai Tiraboleiros. Megalomania? No probabilmente tanto fumo aromatico era necessario ai tempi dei pellegrinaggi medievali, quando i penitenti del Camino de Santjago non giungevano in chiesa olezzanti di violetta.


Sempre tanti anni or sono, diciamo oltre 30 secoli (il periodo non è certo), un tale di nome Mosè guidava gli Ebrei fuori dall’Egitto del Faraone cattivo (forse è da questo che deriva la notazione negativa della frase ”uomo nero”?) e li guidava nel deserto per 40 anni. Ora certamente neanche una lumaca artritica ci metterebbe tanto ad attraversare il Sinai per entrare nella Terra promessa, figuriamoci gli Ebrei che non vedevano l’ora di arrivarci. Quindi, probabilmente 40 è una cifra simbolica. Infatti, nella religione ebraica i numeri hanno un significato teologico preciso e c’è una scienza teologica che li studia: la Kabbalah (che non è invenzione napoletana). Fatto sta che oggi gli Ebrei festeggiano la festa di Sukkot per ricordare il periodo in cui vissero in capanne di frasche come prescritto da Dio durante l’esodo dall’Egitto. La Torah, il libro sacro dell’Ebraismo ispirato direttamente da Dio, prescrive in quei giorni di legare con della canapa un ramo di palma (lulav), tre rami di mirto (hadas) e due rami di salice ('aravà), e di tenere questo fascio in una mano, mentre nell’altra va tenuto un cedro (etrog).  


Ma non va bene un cedro qualsiasi. Dev’essere un frutto nato da pianta non innestata e non trattata, un frutto assolutamente perfetto, regolare e senza macchie, grande circa quanto un uovo, che conservi traccia dello stilo fiorale e che abbia un peduncolo di una determinata lunghezza. Insomma un frutto speciale che viene venduto a prezzi elevati, in media fra 25 e 150 euro per i frutti normali, fino a superare mille euro per quelli particolarmente perfetti. E questi frutti speciali sono forniti ai Rabbini di tutto il mondo quasi esclusivamente (i marocchini vendono quelli “farlocchi”) da una sola piccola area di produzione: la “Riviera dei Cedri” in Calabria. 


Ma come mai questa tradizionale cultura si è mossa dalle terre d’Israele alle coste italiche calabresi? Effetto della romanizzazione di Israele compiuta dopo la rivolta del 70 e.V. Proprio quella operazione di “pulizia culturale” messa in atto da Roma contro i “ribelli” Ebrei fu la molla che portò alla diffusione del Cristianesimo in tutto l’Impero Romano, fino alla sua assunzione quale religione statale da parte dell’Imperatore Costantino.

Insomma, oggi ci meravigliamo se vediamo apparire sui banchi dei mercatini rionali una radice di yam o i frutti dell’okra. Lo facciamo solo perché abbiamo dimenticato che le piante da millenni vengono spostate dai popoli. E non solo come fonte di cibo, ma anche per usarle nel tentare una comunione spirituale con le forze misteriose che tutto possono, ovvero assolvere all’innato bisogno di Infinito che vive in tutti noi e che, se troppo coltivato, spesso ci spinge a comportamenti estremi e irrazionali.


Crediti per le immagini (nell'ordine)

"Poster for Mutiny on the Bounty" di Reynold Brown - Brown, Franz. Mutiny on the Bounty. This image was posted at the website operated by Reynold Brown's son, Franz Brown. The webpage offers a detailed discussion of Reynold Brown's poster art for Mutiny on the Bounty.. Con licenza Pubblico dominio tramite Wikimedia Commons - 

"Oman Dhofar Frankincense" di Eckhard Pecher - Opera propria. Con licenza CC BY 2.5 tramite Wikimedia Commons 

"Spain Santiago de Compostela - botafumeiro" by User:Merlin - Own work. Licensed under CC BY-SA 3.0 via Wikimedia Commons – 

"Flickr - Government Press Office (GPO) - P.M. Benjamin Netanyahu" by http://www.flickr.com/people/69061470@N05 - http://www.flickr.com/photos/government_press_office/8019493021/. Licensed under CC BY-SA 3.0 via Wikimedia Commons 

"Etrog diagram" di CitricAsset - Opera propria. Con licenza Pubblico dominio tramite Wikimedia Commons –







Martedì 27 ottobre dalle 9.00 alle 15.00 all’Auditorium Testori di Palazzo Lombardia, si svolgerà l’ultima conferenza prevista dei Lombardy Dialogues dedicata al: Monitoraggio e gestione innovativa delle risorse ambientali, coordinata da Silvana Castelli dell’Istituto di biologia e biotecnologia agraria del Consiglio nazionale delle ricerche (Ibba-Cnr).

I Lombardy Dialogues nascono nell’ambito dell’Accordo Quadro stipulato tra Consiglio Nazionale delle Ricerche e Regione Lombardia. Il programma, definito nell’ambito del progetto “Spazi espositivi per la ricerca”, coinvolge Unioncamere Lombardia come partner di progetto e prevede tre eventi per tre temi che trovano la loro ispirazione in altrettante specificità del territorio lombardo.

Raccontare l’innovazione lombarda e i suoi prodotti è dunque il tentativo di “dialogo” su cui si sviluppa l’offerta scientifica “Lombardy dialogues”, un programma che vuole portare la ricerca condotta dagli enti presenti sul territorio regionale a un piano di confronto con il resto della comunità mondiale.

L’evento sarà dedicato all’uso equilibrato, sostenibile e intelligente di acqua, suolo, coltivazioni alternative e rifiuti. Verranno affrontati temi come la gestione dell’acqua nell’area metropolitana milanese, caratterizzata dalla convivenza di importanti realtà agricole e industriali; quello del monitoraggio e gestione delle coltivazioni intensive e della reintroduzione nel territorio di piante da olio e fibra i cui scarti, insieme a quelli generati dalla frazione organica dei rifiuti urbani, concorrono alla produzione di bio-prodotti e di energia.

Durante l’iniziativa, cui parteciperanno riconosciuti esperti internazionali, verranno segnalate manifestazioni ed eventi ospitati sul territorio lombardo inerenti al tema e saranno presentate le ultime novità della ricerca e le loro possibili integrazioni nel sistema agroalimentare lombardo.

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Abbiamo raccolto con Storify alcuni istanti della conferenza Nuovi cibi tra ricerca, sostenibilità e innovazione, l'evento coordinato da Graziella Chini Zittelli (ISE) e Antonella Leone (ISPA) che ha conquistato il pubblico di Expo 2015 ponendo al centro dell'attenzione il tema del "Novel Food".

Magazine AgroNotizie - www.agronotizie.it
Tra i contenuti selezionati in rete, consigliamo la lettura dell'articolo Insetti, meduse e alghe: gli alimenti del futuro? pubblicato sul Magazine AgroNotizie.

Leggi lo Storify: Nuovi cibi tra ricerca, sostenibilità e innovazione | Storify

La redazione della CNR WebTv ha pubblicato le video interviste tenute ad alcuni degli stakeholders cha hanno partecipato al Forum "Sustainable Technologies and Cooperation in Food and Agriculture", tenutosi il 26 Agosto 2015 in Expo, a cascina Triulza.

Mercoledì 21 ottobre dalle 13.00 alle 16.00 all'Open Plaza Expo Center il Consiglio Nazionale delle Ricerche presenta l'ultima conferenza del Programma Vivaio Ricerca, palinsesto degli eventi di Padiglione Italia, che in questi mesi ha accompagnato lo svolgersi di Expo Milano 2015.


L'evento coordinato dalle ricercatrici Graziella Chini Zittelli (ISE) e Antonella Leone (ISPA), organizzato in collaborazione con Euromarine (Eu), Archimede ricerche e la Fao, esplora il tema dei new foods in tutti gli aspetti fin'ora noti.

Tre possibili ingredienti del cibo del futuro, microalghe, meduse e insetti, sono al centro della discussione nella prima parte del programma, dove gli esperti si confronteranno su nuove idee, progetti e soluzioni per il futuro dell'alimentazione.

Cosa sono gli alimenti funzionali e perché le alghe possono considerarsi parte di questa famiglia?
Graziella Chini Zittelli, CNR-ISE
Le microalghe sono una fonte di proteine e composti bioattivi (acidi grassi polinsaturi, pigmenti e vitamine) e potrebbero essere usate come ingredienti funzionali di alimenti tradizionali e contribuire a migliorare il benessere delle popolazioni.

Perché le microalghe sono un elemento chiave della bioeconomia? Cos'è la bioeconomia? 
Vitor Verdelho Vieira, A4F, EABA
L'Unione europea ha recentemente adottato una strategia ambiziosa per lo sviluppo della bioeconomia in Europa, in questo contesto, le microalghe sono considerate una risorsa di grande importanza per le sue potenziali applicazioni in diversi campi e come fonte di preziose sostanze nutritive per il consumo umano e animale.

Gli insetti sono una possibile soluzione alle carenze alimentari previste per prossimo futuro?
Paul Vantomme, FAO
Gli insetti possono contribuire alla sicurezza alimentare e di essere una parte della soluzione alla carenza di proteine, dato l'elevato valore nutritivo, basse emissioni di gas serra, bassi requisiti per la terra e l'acqua, e l'alta efficienza con cui essi possono convertire mangimi agli alimenti.

Perché il Mediterraneo è così diverso dagli altri mari e in che modo il cambiamento climatico globale influisce sulla maggiore presenza di meduse?
Stefano Piraino, Università del Salento, Coordinatore Progetto Europeo Med-Jellyrisk
Il Mar Mediterraneo è una delle regioni del pianeta più sensibili ai cambiamenti ambientali. Negli ultimi decenni la frequenza, l'entità e la durata delle proliferazioni o "fioriture" di meduse nel Mare Nostrum sono progressivamente aumentate, richiamando una crescente attenzione verso questi delicati organismi sia da parte dei ricercatori, volti a comprendere le cause di questi fenomeni, che del grande pubblico.

Conosciamo le meduse che incontriamo durante le nostre vacanze nei nostri mari?  
A cosa possono essere utili? Potrebbero essere commestibili?
Antonella Leone, CNR-ISPA Lecce
Cambiamenti climatici (biodiversità marina) e antropici (flussi migratori dal Sud Est Asiatico, introduzione di cibi etnici) stanno inducendo notevoli cambiamenti nella disponibilità di nuove risorse naturali. L’aumento di biomasse di meduse è, anche nel Mediterraneo, un fenomeno sempre più frequente, con popolazioni residenti nella laguna costiera di Varano e centinaia di tonnellate nel golfo di Taranto, e rappresenta, una risorsa ancora inesplorata. Alcune specie di meduse, infatti, presentano caratteristiche biologiche e nutrizionali simili a specie commestibili asiatiche e possono essere considerate come buoni candidati per nuove fonti alimentari e mangimi alternativi. Alcune specie, per l'abbondanza di collagene, peptidi e altri composti bioattivi possono rappresentare una preziosa fonte di sostanze bioattive naturali di interesse biotecnologico, nutraceutico, nutracosmeceutico.

Insalata di medusa preparata dallo chef Gennaro Esposito
In Asia le meduse sono tradizionalmente un cibo ricercato: in termini globali questo prodotto può avere un mercato? 
Lucas Brotz, UBC Fisheries Centre, University of British Columbia, Vancouver, Canada
Il consumo di meduse può sembrare un concetto nuovo nell'emisfero occidentale, ma è tutt'altro che nuovo. In Asia da centinaia di anni si consumano le meduse e sono considerate cibo tradizionale.
La popolazione di meduse è in aumento in molte regioni costiere di tutto il mondo, e questo spesso influenza negativamente settori quali il turismo, la pesca, e la produzione di energia. Incrementare il consumo di meduse come alimento potrebbe essere la soluzione più semplice per riportare l'equilibrio.

La seconda parte della conferenza pone al centro della discussione le Normative Europee per i nuovi prodotti e i nuovi ingredienti alimentari: Novel Foods: EU regulation, safety and nutritional value.

Cosa si sta facendo in Europa per avviare o introdurre o valorizzare i nuovi cibi? Esiste un mercato per questi alimenti?
Silvio Mangini, Archimede Ricerche SRL, Genova
La maggior parte delle aziende tendono ad espandersi con la produzione di nuovi prodotti e di affrontare nuovi mercati. Tuttavia, questo deve essere fatto rigorosamente in conformità con le norme vigenti. Quello applicato a generi alimentari in Europa mira a garantire la sicurezza alimentare, quale che sia l'origine della materia prima. Dai concetti di blue growth e blue economy una "rivoluzione blu" che includa le alghe, nel contesto di un approccio sostenibile alle risorse marine, può contribuire a migliorare le distorsioni agrochimiche della "rivoluzione verde" del secondo dopoguerra.

Quali sono le norme vigenti in merito al "Novel Food”?
Wolfgang Gelbmann, European Food Safety Authority. (EFSA, EU)
Una proposta della Commissione europea per un nuovo regolamento sui nuovi prodotti alimentari è attualmente all'esame del Consiglio dell'UE e il Parlamento Europeo che ha proposto una procedura semplificata, vale a dire la notifica per gli alimenti tradizionali provenienti da paesi terzi che possono dimostrare una storia di consumo alimentare.

Ci sono dei rischi di sicurezza alimentare legati al consumo degli insetti?
Maria Gabriella Giuffrida, CNR-ISPA
Il problema maggiore, a parte il fatto di farli entrare nel gusto delle persone, è legato a motivi di sicurezza alimentare. Infatti vanno valutate le modalità di allevamento soprattutto circa la qualità dei substrati sui quali farli crescere per la presenza di pesticidi o inquinanti o microrganismi che possono essere inglobati dall’insetto. Inoltre va approfondito l’aspetto legato alla possibile allergenicità per soggetti allergici ai crostacei con i quali gli insetti hanno allergeni in comune.

Che cosa ci porta a pensare "questo cibo è buono" o "cattivo"? Cosa vuol dire disgustoso?  
Gabriella Morini, Taste Sciences, Università degli Studi di Scienze Gastronomiche
Il “sapore” è il risultato di un insieme di sensazioni tra loro connesse che il cibo induce: sensazioni fisiche (temperatura, consistenza, umidità, frizione), sensazioni chimiche (gusto e olfatto) e sensazioni chemestetiche (piccantezza, pungenza, freschezza). A farci decidere cosa accettiamo o meno, cosa piace o non piace, non è l’attivazione dei recettori specifici per ciascuna di queste sensazione, ma l’elaborazione delle informazioni da esse generate. 

Abbiamo qualche dato o numero breve su questi fenomeni di consumo e produzione?
Elena Pagliarino, CNR-IRCrES
Le opportunità nel nostro paese sono valutate alla luce dei principali trend del sistema agroalimentare nazionale, dell'evoluzione sociodemografica e degli stili di vita, e delle politiche - ad esempio l'attuale impegno dell'Unione Europea per un'economia circolare - che possono incidere sulla ricerca e lo sviluppo in questo ambito.


Al termine della conferenza il sipario calerà sullo show cooking dello Chef Gennaro Esposito, che preparerà alcuni piatti a base di medusa.
"- Ma come faccio a farla fritta? Mi riempie la padella d'acqua.
Allora l'ho prima bollita. E dopo è diventata talmente rigida che l'ho tagliata a fette.
L'ho infarinata... Il primo giorno l'ho fatta solo infarinata e fritta.
Il secondo giorno l'ho fatta con le uova e il pane gratuggiato.
- Ed era buona?
- Era squisita! E poi, nel piatto si presenta in un modo bellissimo. Non è come tante altre cose "strane" di mare; proprio vedendola... ti invita a mangiarla. Questo per due o tre giorni, la prossima volta la farò al sugo."


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Euromarine
Prof. Stefano Piraino, Università del Salento, Coordinatore Progetto Europeo Med-Jellyrisk


Il Mar Mediterraneo è una delle regioni del pianeta più sensibili ai cambiamenti ambientali. Negli ultimi decenni la frequenza, l'entità e la durata delle proliferazioni o "fioriture" di meduse nel Mare Nostrum sono progressivamente aumentate, richiamando una crescente attenzione verso questi delicati organismi sia da parte dei ricercatori, volti a comprendere le cause di questi fenomeni, che del grande pubblico. Spesso le grandi popolazioni di meduse sono considerate come un'anomalia o un disturbo per l'equilibrio degli ecosistemi marini, o come un impedimento per le attività umane, come la pesca, l'acquacoltura, la balneazione, e persino per gli impianti industriali costieri. 

I progressi della ricerca stanno consentendo di identificare con crescente precisione i meccanismi biologici ed ecologici che determinano questi fenomeni e di quantificare l'impatto per l'ecosistema marino e per l'uomo, ma anche di rivelarne alcuni potenziali risvolti positivi. MED-JELLYRISK 2012-2015 (www.jellyrisk.eu) è un progetto di ricerca finanziato dal programma ENPI CBCMED che ha permesso di sviluppare un approccio multidisciplinare e integrato a livello transnazionale per l'attuazione di strategie condivise di studio, monitoraggio e prevenzione delle fioriture di meduse nel Mar Mediterraneo, in accordo con le raccomandazioni della Strategia Marina della Commissione Europea (MSFD, 2008) per la crescita sostenibile e la protezione degli ecosistemi marini europei.


Durante la conferenza Nuovi cibi tra ricerca, sostenibilità e innovazione, presenterò alcuni tra i risultati più significativi del progetto MED-JELLYRISK, quali: il raggiungimento di un alto livello di partecipazione e di consapevolezza del grande pubblico sul "fenomeno meduse"; la formazione di operatori tecnici del settore e di nuovi ricercatori, la standardizzazione dei metodi di studio a livello internazionale; la scoperta di nuove specie; l'identificazione dei principali meccanismi biologici e dei fattori ambientali promotori; lo messa a punto di modelli matematici di previsione; la sperimentazione di strumenti di mitigazione, come le reti antimeduse; la raccolta di nuovi, promettenti dati sul potenziale utilizzo delle meduse mediterranee per uso farmaceutico, nutraceutico, ed alimentare.

Prof. Stefano Piraino, Laboratorio di Biologia Evolutiva degli Invertebrati marini
Dipartimento di Scienze e Tecnologie Biologiche ed Ambientali - DISTEBA


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